La formazione oltre ad essere un obbligo previsto dalla vigente normativa in materia di sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/20228 e s.m.i.), è uno strumento sempre più rilevante sotto il profilo strategico e, pertanto, sempre più utilizzato dalle aziende per raggiungere i propri obiettivi.
È evidente come la formazione abbia diversi scopi, uno dei principali è quello di indurre cambiamenti nei comportamenti di una persona implementandone le conoscenze al fine di migliorarne la performance sul posto di lavoro, contribuendo, così, al raggiungimento dello scopo aziendale.
Uno degli strumenti di gestione organizzativa focalizzato sui lavoratori, nonché misura di prevenzione di ogni tipo di rischio, da quello economico – finanziario a quello per la salute e la sicurezza, è proprio la formazione.
Nel D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. i processi formativi assumono una certa rilevanza, tant’è vero che sono citati e ripresi in ogni titolo. Inizialmente sono inseriti come misura di tutela generale all’art. 15; poi sono richiamati tra gli obblighi di ogni soggetto aziendale, dal lavoratore al preposto, dal RLS al SPP, dal dirigente al medico competente e al Datore di lavoro, proprio per il quale l’ultimo aggiornamento legislativo prevede un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico; infine, costituiscono uno strumento per la gestione delle emergenze e dei rischi e sono oggetto di discussione durante la riunione periodica.
La centralità e l’importanza dei processi formativi si basano sull’apprendimento e visto che quest’ultimo influisce sul comportamento, gli esiti della formazione possono palesarsi anche a distanza di tempo da quando il soggetto apprende.
Il comportamento sicuro dei lavoratori è influenzato da due fattori presenti in azienda:
- la cultura e la conoscenza della sicurezza;
- il clima di sicurezza.
I processi formativi influiscono su entrambi i fattori, modulando, attraverso essi, la percezione del rischio, cioè il processo cognitivo di interpretazione soggettiva della realtà, che, a sua volta, condiziona le scelte e il comportamento del lavoratore.
La conoscenza implicita, acquisita con l’esperienza lavorativa, e quella esplicita delle norme, delle corrette procedure e del sistema di gestione aziendale relativi alla sicurezza, che deriva dai percorsi formativi, incidono sugli aspetti cognitivi e comportamentali dei lavoratori. Pertanto, le conoscenze sulla sicurezza hanno, infatti, degli effetti positivi sulle prestazioni, perché migliorano la capacità di riconoscere i pericoli e di percepire i rischi.
In particolare, essendo il rischio il risultato della moltiplicazione della probabilità di esposizione al pericolo per la gravità del danno, è stato visto come vi sia una relazione positiva tra avere delle conoscenze chiare e precise sulla sicurezza e la percezione della gravità del danno.
Nonostante la formazione costituisca una soluzione strategica per migliorare le prestazioni, perché consente di trasformare concetti e teorie in risultati tangibili, l’applicazione delle conoscenze nei luoghi di lavoro è scarsa, circa del 10%. Infatti, il 40% delle conoscenze e competenze apprese viene perso nel primo periodo che segue l’erogazione del corso formativo, per arrivare a conservarne circa il 25% dopo sei mesi e il 15% dopo un anno. I dati suggeriscono, dunque, che non vi è un ritorno proficuo di quanto investito in formazione.
Capire come rendere i processi formativi efficaci e come valutarne nel tempo l’efficacia diventa quindi una priorità.